A seguito di avvenimenti o esperienze che ci coinvolgono in modo particolare, può capitare di avere la sensazione, prolungata nel tempo, di “essere ancora là”, di rivivere costantemente quel momento. Il passato invade il presente sotto forma di immagini e pensieri invadenti e possiamo percepire un senso di vulnerabilità, sentirci non al sicuro. Quel momento traumatico, che spezza la nostra esistenza in un prima e un dopo, più essere un incidente, un lutto, una violenza. Vissuto in prima persona o osservato da spettatore. Quel che accade “dopo” è che le immagini, i pensieri, le sensazioni di quel momento, invece che rimanere nel passato, si fanno ripetutamente presenti, si ripresentano in continuazione, nonostante ogni tentativo di dimenticarli, di scacciarli dalla mente, dagli occhi, dalle orecchie. Un’altra cosa che spesso si fa in questi casi, oltre a sforzarsi di dimenticare, è cercare di “buttare fuori”, parlandone e parlandone in cerca di un senso che però sfugge; oppure cerchiamo rassicurazioni rispetto alla paura che sentiamo. Ma nulla rincuora a lungo, e la paura e il senso di pericolo crescono dentro di noi. Il dolore e la rabbia possono essere onde insormontabili, il mare è in tempesta. E allora può essere che iniziamo a…
Mi succede da un po’ di tempo, senza volerlo cado come in un una trance, mi ritrovo tutta assorta nei miei pensieri, come una bambola rotta, con gli occhi rivolto a guardar dentro. Il pensiero di aver inavvertitamente, passando, sfiorando, forse tossendo, causato un indicente mortale, aver ferito gravemente qualcuno. è tremendo, angosciante, spaventoso. Un pensiero insistente e urgente, arriva a ogni ora e si fa spazio imponendosi su ogni altra cosa. Fa piazza pulita di ogni altro pensiero. Cosa potrebbe esserci di più prioritario, di una tragedia avvenuta per mano mia! Prima, dietro l’angolo, c’era quella signora, oh cielo, potrei averla …. Mamma, papà, devo tornare sul posto a controllare, accompagnatemi vi prego!! Credetemi io lo sento! Magari non lo abbiamo saputo ma è successo, andiamo! Non capiscono, mi guardano come fossi pazza, eppure è così chiaro. Io lo sento. Cercano di rassicurarmi. Alla fine mi assecondano e mi accompagnano sul posto. Nulla. Ok, siamo stati sul posto e non c’erano persone o automobili, o tracce di niente. lì per lì mi sono sentita rassicurata ma poi ho pensato che è successo sicuramente, perchè io lo sentivo. Mamma e papà mi dicono di stare serena, “non è successo niente!”….…
Sono sul treno, viaggio ad alta velocità da Firenze a Milano, rientrando a casa dopo due giorni a Scuola. Accanto a me osservo con ammirazione una famiglia di stranieri. Non riesco a capire da dove provengano ma probabilmente dal nord europa. Hanno con sè due grandi valigie molto pesanti, una valigia piu piccola, un passeggino e due bambini che avranno all’incirca 7 e 3 anni. Mi spingo a immaginare che siano venuti in Toscana, questa bellissima regione italiana, per una vacanza, che abbiamo soggiornato in un agriturismo per famiglie, con piscina e giochi per i bambini, magari degli animali. Li ammiro perché hanno avuto il coraggio di assecondare la voglia di partire, sapendo che sarebbe stato impegnativo e faticoso viaggiare con bagagli pesanti e due bambini, in una terra straniera; hanno intravisto oltre questo il meritato riposo alla meta, la soddisfazione di godere di nuove prospettive e di rientrare poi a casa arricchiti. Arricchiti tanto che la vita dopo non può più essere vista con gli stessi occhi, nè dai grandi nè dai più piccoli. Lo sguardo è pieno, l’animo ristorato, il corpo energico. Penso che questa possa essere una buona metafora del percorso psicologico breve strategico, di chi è…